Day One

Il mondo va in Belgio oggi, aeroporto intasato, code ai controlli, gente che litiga. Giacomo sulle spine. Io pacifica. Sarà perchè ci siamo fermati lungo la strada a fare colazione, quindi il mondo mi sorride.

Decollo, atterraggio, ritiro auto. Cèdric ci dà una Ka nera

Our Limo

Vogliamo il navigatore? 20€ in più a giorno? Naaaaa. Perdersi regala nuove opportunità.

Monsieur Le Chauffeur

Si parte, verso Gent.

Prendiamo l’autostrada (gratuita in Belgio) verso Mons, ne usciamo non mi ricordo più perchè e rimaniamo intrappolati in questo paese (La Louvière). Confusione. Non se ne esce: rivivo in prima persona il telefilm ‘Prigionieri delle pietre’. Perdiamo un’oretta, poi, di nuovo non so come, ci ritroviamo in autostrada.

E’ vero che disponiamo solamente di una carta stradale dell’intero Benelux, scala 1: 1 000 000 comperata per 0.50 € alla Cooperativa Insieme.  Carta che è pure di difficile lettura considerando 1) il bilinguismo che sovraffolla la carta di toponimi e 2) i nomi fiamminghi
complessi (con accostamenti letterici/letterosi inconsueti) e troppo lunghi: io dopo 12 caratteri mi stanco di leggere, ho gli occhi pigri.
‘Facciamo una sosta in autogrill, a comperare una carta decente’ propongo (‘e magari mangiamo anche qualcosa, che ho fame: siamo già verso pranzo e abbiamo saltato la merendina del mattino. Ho intaccato le razioni K.  Ho fame. Non va bene’).  Paninetto, acqua e cartina. Va un po’ meglio.
Pioviggina, come sempre in Belgio mi dicono.

Il belga e la guida: mah, interpretano il codice stradale in modo personale, sorpassi estrosi. Li facevo più rigorosi, più tedeschi, invece sono un po’ come noi. Ma tristi.

Arriviamo a Gent, cercando parcheggio finiamo in uno interrato a pagamento. Tanto non ci stiamo molto, giusto un giro per vedere il centro. Usciti, cerco di orientarmi per capire dove sta, guardo la cartina della guida presa in biblio (risale al 2009).

orientamento

Noto che Giacomo non ha guida ne’ cartina.  E  rimango perplessa. Ohibò. Una differenza sostanziale tra noi. Io voglio sapere dove sto nel mondo,  mi devo orientare altrimenti non fisso i ricordi. Chiediamo informazioni ad una signora, in inglese.  Lei capisce ma risponde in fiammingo. Giacomo si vanta di capire tutto, io intuisco che dobbiamo seguire le rotaie del tram.

Follow the Yellow Brick Road

Prendiamo un tè per asciugare l’umidità e, rinfrancati, esploriamo la città.

Qualche decoro

Qualche vetrina

ask Giacomo for details

riflessi sulla vetrina: casualmente i piedi di Giacomo appaiono attaccati al completino nero perizoma-guêpière..

Nuovamente umidi e torniamo nello stesso locale.

Giacomo, zuppa…

… io, altro tè.

Consulto la guida

Altri due passi

Decori

U.F.O.

… e fuori dal tunnel

Ci rimettiamo in moto. Arrivo a Brugge, nel tardo pome, mi pare. Sì, ce l’ho l’orologio ma mi manca la curiosità di sapere che ore sono. E quando mi viene chiedo a Giacomo, che invece controlla sempre.
In un blog di CS una locale suggeriva di parcheggiare fuori dalle mura che racchiudono la città (la parte medievale), prima del ponte. Vediamo l’indicazione P gratuito, percheggiamo, prendiamo armi e bagagli e andiamo alla fermata del bus. Aspettiamo un po’ poi decidiamo di avviarci a piedi, saranno tre km. Invece no. Camminiamo, camminiamo, camminiamo, vediamo un sacco di posti dove parcheggiare, malediciamo la tipa del post, arriviamo al ponte che intendeva lei, ritiriamo le maledizioni, continuiamo a camminare – in religioso silenzio – e arriviamo finalmente all’ostello.

Cameretta…

… con vista

Bello. Pulito. Un po’ sopra un pub e così diramato che servirebbe il filo di Arianna per tovare l’uscita ma la camera è bella e pulita. Alla reception troviamo delle pratiche mappe (di Brugge, Gent, Anversa, Leuven) che riportano la dicitura ‘per giovani’, con suggerimenti ganzi su casa fare, dove andare, e soprattutto dove mangiare.
Già in pieno allarme rosso impongo una ricerca cibo: tra i locali suggeriti uno è chiuso il giovedì, un altro non si trova , Giacomo fa ‘non andiamo in centro, ci roviniamo la sorpresa, lo vediamo domani’,  e comunque sembra così lontano… siamo stanchi quindi va benissimo un kebabbaro. Fatto.
Rientriamo in camera. Giacomo sviene sul letto, io esco a fare un giretto. Ricordando il suo dictat verso l’esterno della città, verso le mura, vedo i mulini a vento. Poi decido ‘cheseciava’ e mi spingo verso il centro. Bella gente, bel clima. Uno di quei posti che ti fa apparire un sorriso ingenuo sulla faccetta. Cerco un Subway per una tisana calda e guardo un po’ di olimpiadi. C’è un bel giro, un complesso suona in un pub ma sono stanca, torno e  vado a nanna.

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