Day Two

Freschi e riposati, malgrado il concerto del 1° Maggio nel retro pub, scendiamo per la colazione.

Che si svolge nel pub. Pure quella.

Questo pub consiste in due stanze: una con l’entrata – e di fianco l’accesso alle scale delle camere – il bancone e qualche tavolino; un’altra con soli tavolini bassi, percorsa al centro da una passerella sopraelevata, una specie di catwalk, da cui si esce sulla strada. C’è una terza uscita sul retro, oltre i bagni: scendendo dalla camera mi perdevo regolarmente nel labirinto di corridoi e mi trovavo sempre lì, non so perchè, davanti alla toilette ‘uomo’. Dal pub puoi andare ovunque e comunque arrivi sempre lì, al pub: la colonna portante dell’intero ostello.

L’arredamento è bellissimo, legno scuro ovunque, due enormi quadranti di orologio appesi alle pareti. Solo una foto purtroppo .

The Pub

Mattinata verso il centro: la torre, la piazza, il supermercato per me (ho fame). E’ difficile fare acquisti con Giacomo: io sono lì tranquilla che rifletto e valuto e lui mi parla, probabilmente nel tentativo di aiutarmi nella scelta. Ma io seguo altri percorsi mentali e le sue parole mi deconcentrano e basta. Si stanca di starmi dietro (forse mi considera un caso senza speranza) e si allontana. Finalmente tranquilla, decido: prendo una brioche con la mela che mangio subito e girella con l’uvetta di scorta in borsa.

Andiamo verso il museo ma decidiamo di non entrare: quello di Anversa sarà sicuramente più bello e più grande. Opposto all’ingresso c’è un attracco delle barchette che circolano nei canali. ‘Però, un giretto in battello, lungo i canali…’. Facciamo.

Le bateau mouche

Les amoreux

L’autre

Il nostr’omo è simpatico, salta agilmente dal fiammingo, all’inglese e al francese. Caspita, chissà quante volte ripete le stesse identiche parole, ogni giorno, ogni stagione, ma riesce comunque a mantenere un ottimo timing per le battute.
Però mi pare un po’ forzato nei contenuti, nel tentativo di renderla estremamente accattivante mette in luce qualsiasi piccolo dettaglio: quello è il cane del film ‘in Bruges’, là c’è la facciata di legno che compare nel film, osservate la finestrella più piccola in città, oh, che curiosa la terminazione della grondaia fatta  a testa di drago, questo è il ponte più basso sotto cui passiamo… Forse per darti l’impressione di aver speso bene i tuoi soldi? Non ce n’è bisogno, Brugge è bella di suo e si vede chiaramente: è un gioiellino. Inutile passare con l’evidenziatore tuttomapropriotutto. Stai tranqui vecchio.

in caso di pioggia

veduta

il famosissssimo cane del film ‘In Bruges’

ooooooh, ponte bassino…

… e fuori, la luce

oche e anatre

facciata in legno (vedi film ‘In Bruges’)

Scendiamo dalla barchetta. Il piede marino ci accompagna per qualche metro poi riguadagnamo stabilità.

Rivediamo le stesse cose (Brugge è piccina) ma da terra.

dalla piazza

La torre

scimietta

soffitto decorato

incombente

Ex voto. ‘Prego, figurati, per così poco… Una cosetta da niente. Siamo a posto così.’

L’ingresso del beghinaggio

Ospizio. Di lusso, ora.

chiostro

scorcio

sull’argine

ponte levatoio

Carrellata sulle vetrine:

‘Casa Patata’

cioccolato 1

cioccolato 2

biscotti

dolcetti

Rientriamo (nel pomeriggio? boh), in camera svuoto la borsa, per cercare non so che, mi assento, torno e Giacomo, indicando la brioche ‘non la mangi?’ ‘Quando ho fame, quando serve’. Prendo la girella e la vedo smozzicata: ne manca un pezzo. E neanche piccolo. Un buon terzo di girella con l’uvetta non c’è più! Guardo incredula Giacomo che ridacchia. Eppure Matteo mi aveva avvertito ‘mai lasciare qualcosa di commestibile incustodito’. Non pensavo che Giacomo avesse il coraggio rubarmi il cibo. A me. Il cibo. Quando lo sa che il timore di morire di fame mi accompagna sempre. Non mi si può fare questo, il cibo no. Gli è andata bene che non fossi in calo di carboidrati.

Ri-usciamo, stavolta separati: Giacomo degusta birre, io vado per negozi. Poi andremo assieme al supermercato (io per ripristinare le scorte dopo il furto).
Giretto da ‘Madam Mim’ che vende vintage: mah, mi pare solo roba vecchia. Salvo un cappello prugna che deve avere un suo perchè, ancora non gliel’ho trovato ma ce l’ha: lo prendo.
Passo a prendere Giac al pub, come d’accordo ma non c’è. Lo cerco in stanza. Niente. Boh, senti, la fame è fame: vado al super (e sarò da sola! Yessss). Mentre confronto il prezzo delle acque in bottiglia mi arriva una ciabattata: è lui. Con i suoi consigli per gli acquisti.

Andiamo a vedere i mulini.

mulino a vento

‘Giacomo, me la faresti una foto in cima al mulino? Mentre sorrido?’

‘Certo’

Eccone un’altra…

Partiamo per Oostende, gita in giornata, pronti non ad una gara sui carri a vela (non ci stiamo proprio con i tempi) ma almeno per un bagno in oceano.

lumaconi in rotatoria

La darsena

Un nome come un altro per un barca

Arrivati in centro, scopriamo che il 9 Agosto a Oostende è Natale.

alberello

Merry Christmas and Mary Martins

altro alberello

Santa’s Little Helpers

addobbi per il cenone

Abbiamo un po’ di freddo, siamo in maniche corte (d’altra parte è Natale, metti che fra un po’ comincia a nevicare) quindi ad una bancarella di vestiti usati ci comperiamo una felpina e un maglioncino.

Mangiamo delle patatine fritte passeggiando lungo il molo.

Incapaci di trovare un accesso alla spiaggia, decidiamo di prendere l’auto e fermarci in un paese tranquillo lungo la costa. Percorriamo la statale, con edifici sulla destra e un altissimo argine cespuglioso sulla sinistra, occhi vigili a individuare la costa, quando Giac mi fa notare che dev’essere dietro la collina. Parcheggiamo, prendiamo il necessario per il bagno e si va.

Beelloooo, la spiaggia selvaggia di fine giornata, un chioschetto con una decina di persone che chiacchierano con un bicchiere in mano, i cani che corrono…

Fredda. Desisto.

‘The Remains of the Day’

Allora, carro a vela no, bagno in oceano no ma mi riappacifico con il destino grazie ad un tango sulla battigia con Giacomo. (‘Te lo invidiano tutte’ mi disse una sue ex tanghera. Beh, qualche volta ci credo.)

Tramonto (meno due centrimetrini)

Manca in effetto qualche minuto al tramonto ma sappiamo già come va a finire quindi ci togliamo la sabbia dai piedini e torniamo a Brugge.
Serata in centro, puntiamo al bar gay consigliato nella mappadagiovani.

Spiego a Giacomo la Teoria dei 5 secondi (riferita ai rapporti interpersonali, non al cibo che cade a terra – se lo raccogli entro 5” i germi non hanno avuto il tempo di attaccare ed lo puoi mangiare tranquillamente). Allora:
– Se una donna di guarda per cinque secondi significa che te la dà.
– Se ti guarda per quattro secondi, allora ti trova simpatico e forse la prossima volta te la dà.
– Se ti guarda per soli tre secondi non te la dà.
– Se ti guarda per due secondi… boh, non mi ricordo
– Se ti guarda per un solo secondo, ti ha fatto la scansione e ha deciso che sei una merda.

Arriviamo al bar, io guardo sfacciatamente tutti per tutto il tempo che mi pare (tanto rischio zero) ma c’è gente triste, ce ne andiamo.

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